Un piatto di arancine tonde e dorate, all'uso palermitano, su una tovaglia a quadretti bianchi e rossi
Un piatto di arancine tonde e dorate, all'uso palermitano, su una tovaglia a quadretti bianchi e rossi. Foto: No machine-readable author provided. Gmelfi assumed (based on copyright claims). · Public domain · Wikimedia Commons

A Palermo il 13 dicembre è un giorno speciale, e lo si capisce prima ancora di uscire di casa: per tutta la giornata, per devozione, la tradizione vuole che non si mangino pane e pasta, né in generale cibi a base di farina di frumento. Al loro posto arrivano in tavola la cuccìa, il grano bollito condito in mille modi, e le arancine, che in questo giorno diventano le protagoniste assolute. È la festa di Santa Lucia, e dietro questa usanza golosa c'è una storia di fame, di attesa e di gratitudine.

Chi era Santa Lucia

Lucia era una giovane cristiana di Siracusa, martirizzata il 13 dicembre del 304 durante la persecuzione dell'imperatore Diocleziano. Il suo nome deriva dal latino lux, «luce», e per questo è tradizionalmente invocata come protettrice della vista. La sua festa cade a ridosso del solstizio d'inverno, tanto che un vecchio detto la ricorda come «il giorno più corto che ci sia», anche se con la riforma del calendario del 1582 la coincidenza astronomica è venuta meno. Il culto di Lucia è diffuso in tutta Italia, ma a Palermo ha preso una forma del tutto particolare, legata al cibo.

La nave carica di grano

Secondo la tradizione popolare, nel 1646 Palermo era stremata da una grave carestia. Il 13 dicembre, giorno di Santa Lucia, una nave carica di grano entrò nel porto della città, mettendo fine alla fame. La popolazione era così affamata che non attese di macinare il frumento per farne farina e pane: lo fece semplicemente bollire e lo mangiò così, appena cotto. Da quel giorno, per ringraziare la santa del miracolo, i palermitani rinunciano ogni 13 dicembre ai cibi fatti con la farina e consumano il grano intero o il riso. Anche Siracusa racconta una storia simile, legata a una carestia del Settecento, e rivendica a sua volta l'origine della cuccìa.

La cuccìa, il grano della festa

La cuccìa nasce proprio da quel grano bollito. La base è il frumento duro, lasciato in ammollo e poi cotto a lungo; nella versione dolce, la più amata a Palermo, viene condito con ricotta zuccherata oppure con una crema di latte, e arricchito con cioccolato, frutta candita, cannella o scorza d'arancia. Ogni famiglia ha la sua ricetta, tramandata e spesso difesa con orgoglio. In altre zone della Sicilia esistono anche versioni diverse: nel Trapanese il grano si unisce a ceci e fave e si addolcisce con mosto cotto, mentre nel Nisseno si prepara una versione salata, servita calda come una minestra. La cuccìa è riconosciuta tra i Prodotti agroalimentari tradizionali italiani.

Il giorno delle arancine

Se la cuccìa è il dolce simbolo della festa, le arancine sono il piatto che tutti aspettano. A Palermo si dicono al femminile e hanno la forma tonda che ricorda un'arancia, da cui prendono il nome; nella Sicilia orientale, invece, si preferisce il maschile arancino e una forma a cono. Le versioni classiche sono quella al ragù di carne con piselli e quella al burro, con prosciutto e mozzarella, ma il 13 dicembre la fantasia non ha limiti e le varianti si moltiplicano. In molte case si friggono arancine per tutta la famiglia, e in città si respira un'aria di festa condivisa: è il giorno in cui anche il «digiuno» diventa un'occasione golosa. Insieme al riso e al grano, sulle tavole compaiono spesso anche altri piatti senza farina di frumento, come le panelle di ceci.

Vivere il 13 dicembre a Palermo

Per chi si trova in città in questo periodo, la festa di Santa Lucia è un modo autentico di entrare nelle abitudini dei palermitani: basta adeguarsi alla regola del giorno e lasciare da parte pane e pasta. Alcune chiese dedicate alla santa celebrano la ricorrenza con funzioni e momenti di preghiera. Per celebrazioni ed eventuali iniziative in programma, verificate le informazioni aggiornate sui canali ufficiali dell'Arcidiocesi e del Comune di Palermo.

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Dormire vicino alle feste

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